Intfe a Ferrara, tre giorni di workshop con David Randall

Questa bellissima illustrazione è un lavoro di Claudio Francescato e Silvia Robertelli (Housatonic Design Network). Erano presenti al workshop e hanno preso appunti così. Geni veri. Questo il loro sito: http://www.housatonic.eu/it/

Questa bellissima illustrazione è un lavoro di Claudio Francescato e Silvia Robertelli (Housatonic Design Network). Erano presenti al workshop e hanno preso appunti così. Geni veri. Questo il loro sito: http://www.housatonic.eu/it/

Le cose belle si fa sempre fatica a raccontarle. Ti chiedono come è andata, ma il tuo racconto non dipinge che una piccola parte dell’esperienza vissuta. Trovare le parole adatte è – però – il nostro lavoro: per questo sono qui a raccontarvi, con un paio di settimane di ritardo, la tre giorni di workshop con David Randall.

Quel, Randall. L’autore di The Universal Journalist, e Tredici giornalisti quasi perfetti, che all’Università ci sono passati per le mani più volte. Il Randall editor dell’Observer, direttore dell’Indipendent on Sunday, a noi si è presentato semplicemente come un cronista britannico, senza vantare i titoli e i meriti che un giornalista italiano avrebbe esibito sin dall’inizio.

We are storytellers, ci ha detto. Potete anche dimenticarvi tutto il resto, ma questo non scordatelo mai. Dobbiamo raccontare una storia, quella favola ricca di colori e sfumature che è la realtà, e dobbiamo farlo con una ricchezza straordinaria di dettagli. Sono i dettagli che renderanno forte e succoso il vostro pezzo. Il giornalismo è proprio come la vita: siamo calati nel reale tutti i giorni, e il reale è interessante. Sta a noi discernere le parti migliori di esso, e utilizzare la nostra speciale intelligenza per narrarlo ai lettori, per renderlo storia.

In questo arduo compito ci viene in soccorso la narrazione cronologica, che dobbiamo seguire come un faro: essa ci aiuterà a tenere le fila del materiale raccolto, a prendere il comando di esso e non farci comandare. La tua narrazione sia il più umano possibile: writing hyman is like singing in tune. Niente fronzoli, niente tecnicismi, niente note stonate. Sarà il contenuto a rendere grande il pezzo. Immaginate di doverlo recitare davanti alla platea di un teatro: sareste orgogliosi dei vostri contenuti? O ve ne andreste via con la coda tra le gambe?

Quando interpelli una fonte, o intervisti qualcuno, stabilisci con esso un rapporto empatico: crea una connessione. Mantieni la conversazione il più naturale possibile, inizia da domande piccole e garbate. Fai domande per carpire informazioni, non opinioni o sentimenti. Forse così non penseranno tu sia un poliziotto, e si apriranno con te. Disimpara il tipo di giornalismo che vedi in tv: è fatto per intrattenere, prima di tutto. Compito delle parole lette è informare.

Keep you update. Sei un brand, sei un prodotto in vetrina. Sta a te renderti bello e appetibile, migliorarti continuamente. Non smettere mai di leggere, leggi costantemente, imparerai senza neanche accorgertene. Per scrivere bene devi essere prima di ogni altra cosa un lettore entusiasta. Impara a conoscere la tua intelligenza e applicala nei tuoi campi di interesse. Solo così produrrai contenuti originali dal taglio interessante, offrendo un punto di vista nuovo. Impara a riconoscere i segni che ti dicono che non sei pronto a scrivere una storia. La parte più importante è la ricerca, e la capacità di digerirla. Impara dai grandi. Conserva gli articoli che ritieni eccellenti e studiali. Sviscerali, scoprine la struttura. Divertiti a capire come li avresti scritti tu.

Ci racconta aneddoti di vita da cronista che mettono la pelle d’oca. Ci legge – all’indomani della tragedia di Lampedusa – una descrizione degli effetti personali dei soldati, rimasti sulla spiaggia nel giorno del D-Day. Non specifica perché, ancora una volta sono i dettagli a parlare. Sulla sabbia rimangono una chitarra, alcuni calzini, un pettine. Una racchetta da tennis con ancora tutte le corde attaccate.

People become what they think of themselves, ci dice lasciandoci. Scegliete la vostra strada e seguitela sempre, non abbiate paura. E chiude, ancora una volta, con uno dei suoi infiniti aneddoti curiosi (stipati con assoluta precisione nella sua memoria di storico. Quello di un atleta britannico (se solo ricordassi il nome) che dopo un’incredibile performance alle Olimpiadi, su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo disse: My heart wanted more than their legs.

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